Le squadre brasiliane alternano spesso periodi di vittorie e sconfitte nel corso di una stagione, scrive Tostão, e piccoli errori e momenti imprevedibili possono cambiare sia i risultati sia le prestazioni. Cita l’autogol di Rodinei per il Santos contro il Bragantino come esempio, chiedendosi se sia stato un calo di concentrazione o un tentativo inconscio di segnare uno spettacolare colpo di testa contro gli avversari.

Quando una squadra attraversa un periodo negativo, i club spesso si affidano a un nuovo allenatore nella speranza di trovare una strategia diversa o una soluzione rapida. Questi cambiamenti possono funzionare, osserva Tostão, grazie alle capacità dell’allenatore, a fattori emotivi o a circostanze difficili da prevedere. Sostiene che il caso non sia semplicemente fortuna o mistero, ma faccia parte della realtà ben nota del calcio: momenti decisivi e gol spettacolari spesso si presentano senza essere stati programmati.

Con l’avvicinarsi di partite e decisioni importanti, Tostão afferma che il calcio brasiliano deve progredire sia dentro sia fuori dal campo. Critica le partite caotiche, le simulazioni, le proteste e l’aggressività, così come il calendario fitto e i terreni di gioco di scarsa qualità.

Chiede inoltre maggiori investimenti nella formazione dei giovani, compresi finanziamenti e competenze tecniche e scientifiche. A titolo di esempio cita il Palmeiras e la recente ascesa di Endrick, Estêvão e Allan, convocati da Ancelotti, vincitori di titoli con il club e poi trasferiti in Europa per cifre elevate. Il Palmeiras ha usato i ricavi per ingaggiare diversi giocatori di qualità, mantenendo al tempo stesso una rosa ampia e realizzando un profitto, scrive.

Secondo Tostão, il calcio brasiliano ha bisogno di riforme strutturali, non di misure isolate. Collega le sfide dello sport a problemi più ampi del Brasile, tra cui corruzione, violenza, istruzione, servizi igienico-sanitari e produttività, e afferma che negli ultimi 50 anni il Paese non è riuscito a risolvere queste questioni.

La rubrica prende in esame anche la pressione che grava sugli allenatori. Tostão suggerisce che Renato Gaúcho potrebbe definirsi il miglior allenatore del mondo se il Grêmio evitasse la retrocessione e vincesse la Copa do Brasil, ma potrebbe dare la colpa a una rosa debole e agli allenatori precedenti qualora questi risultati non arrivassero. Aggiunge che Leonardo Jardim potrebbe essere esonerato se il Flamengo non vincesse il Brasileirão, dopo essere stato eliminato dalla Copa do Brasil e dalla Libertadores.

Tostão conclude che il calcio è più di un gioco fatto di sorprese e incertezze: è una lezione di umiltà e un promemoria dell’insignificanza umana. Si congratula inoltre con la squadra femminile del Cruzeiro per la vittoria della Libertadores, dopo una finale terminata 4–4 contro il Corinthians e decisa ai rigori.

Fonti: Folha Esporte.