Il Superclásico tra Boca Juniors e River Plate occupa da tempo un posto di rilievo nell’immaginario calcistico globale. La sua reputazione è stata costruita su cori coordinati, fumo, bengala, nastri di carta colorati, tribune in movimento ed emozioni intense, ma lo spettacolo è stato segnato anche da violenza e morte.

Alla partita di domenica alla Bombonera, lo stadio del Boca, l’atmosfera era sensibilmente diversa da quella del derby ricordato nei decenni precedenti. Le partite di calcio argentine si disputano senza tifosi ospiti dal 2013, riducendo il contrasto visivo tra i gruppi di sostenitori rivali. Il cambiamento ha inoltre reso le partite più accessibili ai soci dei club e, secondo alcuni, più adatte alle famiglie.

L’assenza dei tifosi ospiti è stata accompagnata da una diminuzione dei giornalisti in trasferta. Ora i reporter siedono accanto al tradizionale settore di casa, dove La Doce, il gruppo organizzato dei sostenitori del Boca, guida i cori. Gli ombrelli blu e gialli distribuiti dal club si sono aperti insieme sotto la pioggia, abbinandosi ai colori del fumo dei fuochi d’artificio predisposti per l’occasione.

La storia della sfida comprende diversi episodi mortali. Nel 1968, 71 sostenitori, per la maggior parte tifosi del Boca, morirono schiacciati quando un cancello d’uscita per i tifosi ospiti non riuscì ad aprirsi completamente, nell’incidente noto come Puerta 12. Nel 1994, due tifosi del River furono uccisi a colpi d’arma da fuoco dopo una partita. In seguito comparve nelle vicinanze un graffito che equiparava le loro morti ai due gol segnati dal River nella gara, un episodio che mise in evidenza la brutalità legata alla rivalità.

La leadership dei gruppi organizzati dei due club non è sempre stata caratterizzata da un’ostilità totale. Negli anni ’60 e fino alla metà degli anni ’70, i leader dei sostenitori di Boca e River mantennero rapporti amichevoli e talvolta si unirono contro altri gruppi. Quel rapporto terminò con l’emergere di nuove leadership, quando José Barritta prese il controllo de La Doce nel 1981.

I tifosi ospiti poterono tornare brevemente alle partite per la finale di Copa Libertadores del 2018 tra Boca e River. L’esperimento crollò dopo che il pullman della squadra del Boca fu attaccato con pietre nei pressi dello stadio del River. Seguirono problemi di gestione della folla, i tifosi furono trattenuti per quasi cinque ore e la partita fu infine annullata e trasferita a Madrid.

La partita di domenica non aveva la stessa importanza sportiva di quella finale. Il Boca vinse 1-0 contro una squadra del River ridotta in nove uomini, e secondo quanto riferito il risultato rafforzò la posizione del Boca in vista della Libertadores dell’anno prossimo attraverso la classifica complessiva dei punti dell’Argentina. Il radiocronista Victor Hugo Morales giudicò di aver visto Superclásicos migliori, ma anche peggiori.

Il significato del derby va oltre la qualità del calcio. I ricordi familiari restano legati allo stadio: dalle partite viste con i cugini e dall’aver portato un fratello minore alla Bombonera, fino alle gare successive guardate in televisione con parenti e amici che sostenevano club opposti. A posteriori, quegli incontri potevano essere affettuosi, anche quando l’esperienza era scomoda per l’unico sostenitore del River tra i tifosi del Boca.

La divisione resta abbastanza forte da impedire una semplice uscita in famiglia. Un figlio tifoso del River non potrebbe realisticamente assistere alla partita con un genitore sostenitore del Boca, nonostante il desiderio di condividere quell’esperienza. La speranza è che le generazioni future possano trovare un modo per colmare il divario di una rivalità ancora definita da passione, storia e separazione.

Fonti: The Guardian Sport.