Andrea Kimi Antonelli è entrato nella storia dell’automobilismo italiano diventando, all’età di 20 anni, il più giovane campione del mondo di Formula 1 del Paese. La sua impresa lo accomuna ad Alberto Ascari, che vinse titoli mondiali consecutivi nel 1952 e nel 1953 ed era rimasto fino a oggi il più recente campione italiano di Formula 1.
Ascari, pilota nato a Milano e figlio del pilota automobilistico Antonio Ascari, conquistò entrambi i campionati per la Ferrari al volante della 500 F2. La sua epoca era profondamente diversa dalla Formula 1 moderna. La stagione 1952 prevedeva otto Gran Premi, mentre il calendario del 1953 ne contava nove, rispetto alle 23 gare della stagione odierna. La Ferrari di Ascari sviluppava tra 165 e 200 cavalli, mentre la power unit ibrida della Mercedes W17 di Antonelli eroga tra 950 e 1.000 cavalli.
Il contrasto si estende anche al modo in cui lavorano piloti e squadre. Ascari gareggiava in un periodo pericoloso e in gran parte basato sull’intervento diretto dei piloti, quando l’affidabilità era una preoccupazione centrale e gli standard di sicurezza erano molto inferiori a quelli odierni. I piloti moderni beneficiano di simulatori, telemetria, analisi video, preparazione atletica e programmi di sviluppo strutturati.
Ascari aveva corso anche in motocicletta prima di concentrarsi sulle automobili, seguendo la passione per la velocità ereditata dal padre. Nel 1952 vinse sei delle otto gare della stagione, un record per la più alta percentuale di vittorie in una stagione di Formula 1 che è rimasto imbattuto per 71 anni, prima di essere superato da Max Verstappen nel 2023.
Ascari rimase quasi illeso dopo essere precipitato nelle acque del porto di Monaco nel 1955, in seguito all’impatto con dell’olio presente in pista. Morì più tardi nello stesso anno, il 26 maggio, mentre collaudava una Ferrari 750 Sport a Monza, nonostante fosse passato alla Lancia dopo aver corso anche per la Maserati. Aveva 36 anni, la stessa età alla quale morì suo padre in un incidente vicino a Parigi nel 1925. La curva di Monza in cui avvenne l’incidente mortale fu in seguito chiamata Variante Ascari.
Mentre Ascari vinse i suoi titoli con la Ferrari in un’epoca in cui i piloti sperimentavano i limiti delle loro vetture in modo diretto e fisico, Antonelli è emerso attraverso un sistema che combina talento, dati, tecnologia e preparazione intensiva. Le vetture, i circuiti e i metodi sono cambiati, ma la passione per la velocità rimane il legame tra due piloti italiani che hanno raggiunto il livello più alto dell’automobilismo a 73 anni di distanza.
Fonti: ANSA Sport.