La polizia ha avviato un’indagine dopo che il giocatore del CD Tenerife Jesús de Miguel è morto in seguito a uno scontro con il portiere avversario durante una partita. È una procedura standard in caso di morte non naturale, ma ciò non significa di per sé che l’episodio porterà a un procedimento penale. I tribunali spagnoli hanno tracciato una distinzione tra gli episodi punibili secondo le regole sportive e le condotte che possono costituire reato; alla luce di quanto riferito finora, le circostanze sembrano più compatibili con la prima ipotesi, in attesa dei risultati dell’indagine.
Una sentenza della Corte Suprema del 2025 offre alcuni chiarimenti. Riguardava una partita amatoriale a Barcellona, durante la quale un giocatore espulso era rientrato in campo e aveva colpito alle spalle un avversario mentre la palla non era in gioco, provocandogli una lesione alla colonna vertebrale. Le circostanze differiscono nettamente dalla partita Tenerife-Andorra, ma la corte ha enunciato alcuni principi per distinguere uno scontro nel corso del gioco da un’aggressione penalmente rilevante.
Il concetto centrale è quello di «rischio consentito»: la possibilità di subire un infortunio che i giocatori accettano partecipando a uno sport competitivo. La questione fondamentale non è necessariamente la gravità della lesione, ma se il giocatore che l’ha provocata intendesse causare il danno o abbia agito sapendo che avrebbe potuto verificarsi. La Corte Suprema ha distinto gli episodi originati dal gioco stesso dagli atti compiuti fuori dal gioco con l’intenzione di causare lesioni. I primi sono generalmente affrontati con sanzioni sportive; i secondi possono avere rilevanza penale.
I procedimenti sportivi e quelli penali non si escludono a vicenda. Un cartellino rosso o una successiva sanzione disciplinare non escludono, di per sé, la responsabilità penale. In un caso del 2022, la Corte provinciale di Madrid ha considerato un calcio durante il gioco un fallo di competenza degli organi sportivi, mentre un pugno sferrato dopo l’interruzione del gioco ha portato a una condanna per lesioni personali.
Anche il fatto che la palla fosse in gioco e contesa è un elemento pertinente. In un caso del 2009, la Corte provinciale di Saragozza ha assolto un portiere che, durante una partita amatoriale, con un intervento aveva fratturato la tibia e il perone di un avversario. I giudici hanno affermato che un giocatore può andare incontro a conseguenze penali per una condotta imprudente se non aveva alcuna concreta possibilità di giocare la palla, ha colpito con forza un avversario e avrebbe potuto prevedere il verificarsi di una lesione, anche senza volerla causare.
La relazione dell’arbitro può avere un certo peso anche quando i testimoni forniscono versioni contrastanti. Nella partita del Tenerife, il referto arbitrale affermava che il portiere dell’Andorra Jesús Owono era stato espulso per aver colpito De Miguel con forza usando la gamba e aver fatto ricorso a una forza eccessiva mentre la palla era contesa.
Sulla base delle informazioni disponibili, una condanna penale sembra improbabile, sebbene l’indagine non sia ancora conclusa. L’avvocato penalista José María de Pablo ha descritto l’intervento come imprudente, persino gravemente imprudente, ma pur sempre avvenuto durante il gioco. Anche il procuratore capo di Santa Cruz de Tenerife, José Luis Sánchez-Jáuregui, ha dichiarato all’EFE che avviare un procedimento penale sarebbe molto difficile.
In caso di processo, Owono potrebbe essere accusato di omicidio colposo. Secondo l’articolo, la pena potenziale sarebbe da uno a quattro anni di carcere per colpa grave, oppure una multa da tre a 18 mesi qualora la colpa fosse classificata come meno grave. Le sanzioni sportive potrebbero includere una squalifica fino a 12 partite.
Fonti: El País Deportes.
